Il GattaRossa è morto
(è) viva IlGattaRossa

Benvenuti al nuovo sito de IlGattaRossa, la cui inaugurazione ironicamente coincide con una chiusura delle attività del gruppo: ma ci piace pensare IlGattaRossa sospeso in uno stato quantico, viva e morto ad un tempo, come se la fine fosse un nuovo inizio…

IlGattarossa è (stato) il folle tentativo di un gruppo di artisti di portare la propria opera al pubblico senza mediazioni, evitando per quanto possibile i consueti canali istituzionali, superando l’indifferenza che una città come Firenze – all’apparenza cosmopolita e aperta, ma spesso in realtà gretta e provinciale – riserva all’arte contemporanea e agli artisti viventi.

Questo sito è dedicato a loro: a chi è/ra IlGattaRossa, a chi ha creduto nel progetto, a chi ha collaborato con entusiasmo; ma soprattutto a chi non ci ha creduto ma ne ha comunque approfittato, e, nella propria mediocrità, ci ha vivacchiato.Che errore attenuare il divertimento per la professionalità; condizione d’altronde indispensabile per contrastare l’influenza di certi cialtroni. Un verme che si morde la coda.

Questo archivio ancora incompleto, memoria di tre anni di attività, si augura soprattutto di essere d’ispirazione per le opere future de IlGattaRossa che ancora vive presso Chiasso Perduto, MediaMashStudio, StudioLab Serragli 75/c.

IlGattaRossa è a giro: attenzione al gattino, perché ricompare quando meno te lo aspetti.


abc

Flower’s // File of Life

La mostra può essere immaginata come una cerimonia di rigenerazione: nell’opera di Alberto Gori – ispirata al ciclo naturale di creazione, conservazione e distruzione – alcuni computer installano e disinstallano il proprio sistema operativo automaticamente in infinite reincarnazioni tecnologiche; l’opera di Luca Mauceri e Jacopo Rachlik mette in mostra i passaggi di un rituale di trasformazione, dove il tempo – scandito da una fontana giapponese che genera una nuvola di vapore – lascia intravedere alcune forme umane e naturali. L’istante che separa la fine e l’inizio del ciclo naturale è simbolicamente rappresentato da un’opera di Andy Warhol risalente all’ultimo periodo della sua produzione.